L’agronomo: «Agognate? Dal punto di vista agricolo l’area è già compromessa»

29 gennaio 2015, 10:35

Novara agognateGià avevamo provato a spiegare (leggi qui) come, in relazione all’area logistico-industriale che dovrebbe sorgere ad Agognate, uno dei “falsi miti” proposti da quanti si oppongono fosse il “consumo di terreno agricolo di pregio”. Un’affermazione contraria a verità, che abbiamo verificato con l’agronomo che da una ventina d’anni si occupa, per conto dei proprietari, della gestione agricola di tutti quei terreni.

Si tratta del dott. Matteo Mina, che proprio per la sua ventennale attività su quell’area di Agognate può essere considerato il massimo esperto.

«Il terreno che viene considerato nel progetto di insediamento logistico – spiega – è quello che venne occupato per pubblica utilità dalla Cav ToMi per le sue esigenze in relazione alla costruzione della tratta ferroviaria dell’alta velocità. Per dieci anni venne fatto di tutto: si realizzò un cantiere, venne sbancata completamente tutta la superficie, si costruì un impianto di betonaggio, venne depositata ghiaia. Insomma, si stravolse completamente l’area». Tanto che, una volta tornata in possesso dei terreni, la proprietà aprì una causa e fece denunce (puntualmente confortate da indagini dell’Arpa e dal Corpo forestale dello Stati) perché ormai quell’area era compromessa.

«Tant’è che non si riuscì più a coltivare nulla – continua l’agronomo – Abbiamo provato a ripulire i terreni dagli inerti ma anche dopo camionate e camionate ogni volta che entravamo con dei mezzi agricoli li danneggiavano pesantemente. Ora è praticamente tutto incolto, abbiamo provato a seminare grano ma con scarsi risultati sia produttivi che qualitativi».

«Non voglio entrare in questioni che non mi competono, ovvero quelle urbanistiche – aggiunge il dott. Mina – Tuttavia, da agronomo, non posso non sottolineare come quell’area è del tutto compromessa e non si potrà mai realizzare agricoltura di pregio. La piantumazione di essenze arboree e arbustivecosì come è prevista dal piano di insediamento logistico, invece, mi pare una buona idea per la rinaturalizzazione e mitigazione dell’area».

Attilio Barlassina

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