Legge cyberbullismo, intervengono Ferrara, Nastri e Crippa

17 maggio 2017, 16:41

«I ragazzi non vanno lasciati soli, lo avevamo promesso a Novara nel febbraio 2014 assieme alla Ministra Valeria Fedeli, allora vice presidente del Senato, e a Paolo Picchio, papà di Carolina. Oggi possiamo dire di essere stati di parola»: così Elena Ferrara (Pd), prima firmataria della legge a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo, commenta l’approvazione definitiva dell’atteso provvedimento a tutela dei minori di questa mattina, mercoledì, alla Camera dei Deputi.

Al centro del provvedimento c’è la scuola, primo ‘luogo’ dei ragazzi, sempre più connessi e, quindi, sempre più a rischio. «Da oggi hanno più strumenti – osserva la senatrice novarese – grazie ai referenti in ogni scuola formati contro il cyberbullismo e alla possibilità di segnalare autonomamente i contenuti alle aziende new media, coinvolte assieme a tutti i soggetti preposti nel Tavolo interministeriale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che dovrà stendere e attuare il grande piano d’azione integrato a disposizione di tutte le agenzie educative, dalle famiglie agli istituti scolastici, dalle comunità reali alle community on line, perché anche nella dimensione virtuale le relazioni devono restare autentiche e sane».

Anche un altro parlamentare novarese, il deputato Gaetano Nastri (Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale) è intervenuto oggi alla Camera dove si discuteva la legge sul cyberbullismo.

«Le audizioni svolte nel corso del lungo esame nelle commissioni competenti – spiega Nastri – hanno ben evidenziato come i minori siano le vittime elettive dell’uso distorto della rete perché non hanno gli strumenti per capire quali a quali espongono la propria vita intima rischi. E proprio Novara è stata al centro di un drammatico episodio, con il suicidio di Carolina Picchio, una ragazza di soli 14 anni».

Alla discussione alla Camera era presente anche Paolo Picchio, il papà di Carolina: «Vederlo tra il pubblico – afferma Nastri – ha rappresentato un momento commovente per tutti quelli che conoscevano la sua storia. Paolo Picchio ha saputo trarre dalla sua tragedia la forza per combattere affinché non capitassero più episodi come quello che hanno portato la sua Carolina a togliersi la vita. Si è impegnato fin da subito perché venisse fin da subito posta l’attenzione sul fenomeno del cyberbullismo, partecipando a incontri, vedendo gli studenti e se si è arrivati a una legge il merito è anche suo».

«La legge ritorna alla Camera dopo le modifiche fatte al Senato, che hanno nuovamente circoscritto gli interventi al solo cyberbullismo e solo ai minori – aggiunge il parlamentare novarese – Inoltre, è stata soppressa a Palazzo Madama la norma che conteneva modifiche al codice penale introducendo nuove circostanze aggravanti al delitto di stalking. In sostanza, questa e altre modifiche al testo già approvato alla Camera limitano decisamente la portata della legge».

Fratelli d’Italia si è astenuta sull’art. 6, quello che prevede il rifinanziamento con 203 mila euro «perché si tratta di una somma largamente insufficiente per le necessità che provengono dall’attuazione della legge» ha detto l’on. Nastri alla Camera.

Altro intervento quello dlel’on. Davide Crippa, Movimento 5 Stelle: «Un tira e molla lungo 3 anni tutto interno alla maggioranza non ha fatto altro che ritardare quell’aiuto concreto che lo Stato avrebbe potuto mettere in piedi già da almeno un anno in favore di tutti i bambini e ragazzi vittime di atti di cyberbullismo e ai loro familiari. Oggi, finalmente, abbiamo dotato il Paese di uno strumento per contrastare questa piaga sociale e culturale ma, al contempo, non possiamo sottacere un aspetto molto critico. Si tratta del capitolo dei fondi destinati alle scuole italiane per le politiche di informazione e contrasto al fenomeno. Le risorse stanziate ammontano a soli 200 mila euro: un investimento davvero troppo eseguo. Considerando che gli istituti scolastici in Italia sono 40 mila, significa appena 5 euro ad istituto. Francamente non è questo il tipo di segnale che andava dato: il contrasto al cyberbullismo deve partire dall’aspetto pedagogico e culturale e, dunque, le risorse da mettere in campo vanno al più presto aumentate sensibilmente».

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