Industria novarese, prevale l’ottimismo

11 luglio 2017, 15:36

Novara L’ottimismo continua a caratterizzare le prospettive a breve termine dell’industria novarese. Secondo le previsioni congiunturali elaborate dall’Associazione Industriali di Novara per il terzo trimestre del 2017, il saldo tra gli imprenditori che si dichiarano ottimisti e quelli che sono pessimisti sull’incremento della produzione si mantiene sui valori più alti dell’ultimo decennio, nonostante un lieve calo da 21,5 a 19 punti, rimanendo molto superiore alla media piemontese che scende, invece, da 16,9 a 9,9 punti.

I saldi ottimisti/pessimisti relativi alle attese di ordini totali registrano una contrazione da 19,1 a 13,7 punti (la media regionale cala da 16,2 a 9,6 punti), mentre le previsioni di esportazioni proseguono in una crescita che dura da oltre un anno, passando da 10,6 a 12,2 punti, a fronte della riduzione da 9,9 a 8,8 punti del dato piemontese. «La conferma che attendevamo nelle precedenti rilevazioni – commenta il presidente dell’Ain, Fabio Ravanelli, nella foto – sembra finalmente essere arrivata e la ripresa, nonostante i consumi interni ancora deboli, si sta consolidando anche a livello strutturale. Il peggio è ormai davvero alle spalle; ora dobbiamo cogliere tutte le opportunità per ritrovare una crescita solida, sostenibile e, soprattutto, duratura».

Anche il fronte occupazionale prosegue nel trend positivo dello scorso trimestre, con un saldo ottimisti/pessimisti sulle aspettative di nuove assunzioni in crescita da 15,2 a 18 punti (9 punti la media regionale), nonostante un incremento dall’1,5% al 3,6% delle aziende che dichiarano l’intenzione di ricorrere alla Cassa integrazione guadagni (sono l’8,1% in Piemonte). «Il dato sulla Cig – osserva il direttore dell’Ain, Aureliano Curini – è comunque positivo perché rimane sui livelli minimi dell’ultimo decennio, mentre prospettive di ampliamento degli organici ai massimi da dieci anni, pur riflettendo l’intonazione positiva dell’economia manifatturiera provinciale, non devono far dimenticare che i livelli occupazionali “pre-crisi” non saranno più raggiungibili, quantomeno nel medio termine».

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